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San Barbato
Di sicura stirpe Sannita e Vienerese, ebbe le sue origini in contrada Foresta, ma il nome del luogo dove nacque è arrivato a noi come contrada Vadari, termine di chiara origine Longobarda.
Tale nome trae origine dal fatto che il paese estendendosi in luogo pianeggiante è sempre stato povero di sorgenti superficiali, infatti l'appprovvigionamento idrico si faceva attraverso i tre pozzi esistenti nel paese, mentre il luogo nativo di S. Barbato era ricco di acque per uso potabile e domestico, che vi defluivano naturalmente dalla Contrada Pantano, ed ecco perché Vadari, che in Longobardo significava bagno - terme.
Gli abitanti del contado avevano il culto per S. Elena e della Madre di Dio, perciò quando il casale scomparve, la contrada prese il nome di S. Elena e Madonna della Foresta.
Fu proprio qui che Barbato nacque nel 602, da genitori onestissimi, nei pressi del cenobio basiliano.
Furono proprio quei monaci, i primi ad essere attratti dalle doti di bontà e di intelligenza del ragazzo, e con tanta cura cominciarono a formarlo nelle vie del Signore.
Barbato, si preparò al ministero sacerdotale nell'ubbidienza, nello studio e nella preghiera, ancor fanciullo infatti fu condotto in Benevento ove si diede allo studio diventando dottissimo massimo nelle sacre lettere, chiamato al sacerdozio si consacrò nell'apostolato della parola e con le sue prediche condusse all'ovile di
Gesł Cristo assai traviati.
Fu nominato curato della chiesa di S. Basilio di Morcone dove fu ingiustamente calunniato da persone rotte ad ogni vizio.
Richiamato in Benevento fu subito stimato per la sua innocenza, santità e zelo, ritenuto modello dei sacerdoti fu rispettato persino dai Longobardi, adoratori della vipera.
S. Barbato è ricordato per aver convertito i Longobardi al cristianesimo, i quali benché fossero battezzati adoravano ancora gli idoli come la vipera d'oro e gli alberi sacri.
Egli salvò, con le sue preghiere verso Dio, il duca di Benevento Romoaldo dall'invasione di Costante II che era sbarcato in Italia per riprendersi le terre tolte ai Greci, ricevendo in cambio dal duca la promessa che una volta salvi avrebbero servito solo Dio ed avrebbe fatto si che venisse nominato Vescovo di Benevento.
Nell'estirpare dalla città l'idolatria Barbato si avvalse del favore di Romoaldo e di sua moglie Teodorata, infatti secondo la leggenda fu egli stesso a tagliare l'albero sacro del noce sotto il quale si riunivano le streghe per celebrare i loro riti magici ed a far trasformare la vipera d'oro in un calice ed una patena.
Nel luogo dove fu tagliato il noce il santo fece erigere un tempio con il nome di Santa
Maria in Voto.
Il Vescovo Barbato, il 19 febbraio del 682, dopo 18 anni ed 11 mesi, si riposò nel Signore, illustre per miracoli, sotto papa Leone IIº.
Il suo nome, figurò da subito nell'elenco dei Santi, ed il suo culto si diffuse in tutte le zone limitrofe; in Benevento gli fu dedicata una chiesa; un'altra a
Salerno.
Le sue reliquie sono custodite presso il santuario di Montevergine, ma una di esse, consistente in un pezzo di osso di un braccio è gelosamente custodita nella chiesa parrocchiale di S. Nicola in Castelvenere.
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